lunedì 7 aprile 2014

Intervista a Jack the Smoker | Feterrico Music


Avete presente quel senso di inadeguatezza quando incontrate una persona famosa? Esattamente, quel senso di disagio, quasi paura. Ecco, con Jack the Smoker è stato diametralmente l'opposto.
Jack the Smoker, nato a Milano nel 1982, comincia la sua attività hip-hop dal '96. Fin da subito Jack con i suoi brani affronta tematiche importanti, distinguendosi immediatamente dalla massa. Incide Alba, il suo primo album, nel 2003 con Mace. Tra numerose collaborazioni con rapper famosi come Gue Pequeno, Bassi Maestro e Mondo Marcio e diversi Mixtape, il rapper milanese arriva a collaborare al progetto Machete, diventandone membro attivo.




·  1. Cosa ne pensi della scena rap italiana?

Fondamentalmente sono uno che si fa abbastanza i cazzi propri, detto questo sono contento di vedere come le cose siano cambiate  nel senso di un aumento delle persone interessate al rap; ci sono realtà molto interessanti e anche parecchie robe fiacche, ma finalmente un ascoltatore ha una scelta ampia quando si approccia al rap

·  2. Quando scrivi, preferisci prima avere una strumentale? Quanto è importante in un pezzo?

Succede praticamente sempre, anche perché credo molto nel fatto che ogni beat necessiti di un’interpretazione particolare o un tipo di flow ad hoc in base alla ritmica dei synth, dei bpm,delle batterie; piuttosto mi capita in ogni momento della giornata di annotarmi singole parole con un bel suono o alcune  frasi a parte, poi però rielaboro tutto sul beat che userò per quella determinata traccia

·  3. Quali sono le tue ispirazioni per fare rap?

Molti artisti americani dei 90s mi hanno dato un forte imprinting stilistico, strettamente hip hop, direi figlio della scuola newyorkese, ma da molti anni credo di avere un modo di rappare tutto mio, perché negli anni ho lavorato sempre di più sull’interpretazione e sulla personalizzazione della scrittura o della voce

·  4. Quale credi che sia il tuo pezzo migliore?

Difficile dirlo anche perché io non sono mai sazio e cerco sempre di evolvere il mio modo di scrivere ed interpretare, quindi pochi pezzi sono per me uno step definitivo da incorniciare, piuttosto parte di un percorso 


·  5. Perchè hai sentito il bisogno di scrivere musica rap?

Appena ho capito di essere in grado di chiudere due rime ho cominciato a scrivere testi, probabilmente per la forte attitudine che ho avuto fin da piccolo a creare frasi ad effetto: diciamo che in un modo pre hip hop ho sempre fatto punchlines e giochi di parole 

·  6. Come credi si sia evoluto il rap dagli anni 90' ad oggi? In positivo o in negativo?

Si è evoluto. Non esiste un punto di vista oggettivo a riguardo; innegabilmente ora c’è meno interesse per un certo tipo di aspetti positivi che fanno parte della cultura hip hop in senso aggregativo, ma al contempo vedo anche meno fissazioni e paranoie sull’hip hop in se’ che ora è diventato davvero un mezzo e non un fine; vedere ragazzi molto piccoli che sanno già chiudere barre in un certo modo mi rende veramente felice perché è  segno del fatto che molti di loro impareranno fin da subito ad esprimere dei pensieri in autonomia 



·  7. Quali sono le ragione per cui ti sei unito alla machete crew?

Ho sempre ammirato chi sa unire la capacità di creare prodotti di qualità ma contemporaneamente lasciando un’immagine di se’molto ben definita e  senza addolcire la pillola per il grande pubblico

·  8. Come definiresti il tuo stile?

Mi piacciono le simmetrie e le forme ricorrenti sia a livello grafico che linguistico, quindi credo che questo si rifletta nel mio modo di scrivere, molto paranoico nella ricerca sillabica e nelle tematiche



·  9. Come credi che possa fare un rapper emergente per entrare nella scena italiana?

Avendo cura di non sbagliare i tempi e valorizzando il prodotto in modo che ne esca fuori qualcosa di unico e non replicato

·  10 L'ultima è mia personale perchè muoio dalla voglia di chiedertelo, a quando il machete mixtape III?

Molto presto!


Ringrazio dal profondo Giacomo, che fin da subito si è mostrato disponibile ed educato nei miei confronti, una delle poche persone a cui la fama non abbia fatto perdere la testa. Grazie davvero, Big UP.

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